Giovani e vino: un confronto fra i consumatori statunitensi e cinesi

Cina America

Il Lambrusco sta progressivamente conquistando i mercati internazionali, incontrando il favore di un crescente numero di consumatori esteri. Per questo motivo può rappresentare un’opportunità di crescita comprendere come viene percepito il vino – in particolare quello italiano - in culture diverse dalla nostra.

Va incontro a questa necessità l’indagine recentemente presentata dal Wine Monitor dell’osservatorio Nomisma, che analizza come viene percepito e consumato il vino dai millenials cinesi estatunitensi. Per millenials si intendono i giovani nati dopo i primi anni ’80: una fetta di consumatori che nel nostro Paese sta contribuendo al diffondersi di un rinnovato interesse verso la cultura enologica e che anche a livello globale si dimostra attento e informato.

Secondo l’analisi del Wine Monitor i millenials cinesi sono meno abituati a bere vino rispetto ai propri coetanei del Nord America: solo il 12% ha bevuto vino negli ultimi 12 mesi. Negli usa la percentuale è del 62%.

Per il 22% dei giovani del Paese più popoloso al mondo il vino italiano è qualitativamente superiore a quello francese. Ne è convinto, invece, il 35% dei millenials “born in the USA”.

Solo il 10% dei giovani cinesi e il 4% di quelli statunitensi ritiene invece che il vino italiano sia qualitativamente inferiore a quello francese.

I millenials cinesi sono anche convinti che il vino sia il fiore all’occhiello della produzione Made in Italy: lo afferma il 32%, contro il 28% che ritiene sia la moda e il 12% che è invece convinto che siano arredamento e design.

 

Relativamente ai giovani dei due paesi, Wine Monitor evidenzia diverse abitudini di consumo. Il vino italiano è innanzitutto meno diffuso in Cina, dove detiene il 4,9% delle quote di mercato con un valore pari allo 0,5% dell’import locale. Molto più diffuso in America, dove l’Italia rappresenta il secondo Paese di provenienza (dopo la California).

Nella scelta, i cinesi si fanno influenzare principalmente dalla notorietà del marchio (22%) e dal Paese d’origine (17%), mentre per gli statunitensi il costo è il principale (22%) fattore di scelta.