Quote rosa nei consorzi

quote rosa

L’estate 2016 è stato un periodo di importanti cambiamenti per i nuovi statuti dei Consorzi di tutela del settore agroalimentare, mondo enologico compreso.

Nella Gazzetta Ufficiale, “Collegato agricoltura – articolo 2”, si parla dell’equa presenza di quote rosa, ovvero dei criteri di equilibrio tra i generi nell'attribuzione degli incarichi all'interno dei consigli di amministrazione. A partire dalla pubblicazione in Gazzetta la norma concede sei mesi per fare spazio a componenti di sesso femminile per una quota minima che inizialmente è prevista al 20%.

Secondo la deputata democratica Colomba Mongiello, promotrice del disegno di legge, questa è sia un’opportunità per valorizzare le qualità lavorative femminili, sia un rispecchiamento dell’effettiva realtà imprenditoriale odierna del comparto agroalimentare, oggi infatti il 30% delle aziende sono guidate da imprenditrici.

Ad oggi, quelli interpellati da “Tre Bicchieri”(guida enologica parte del Gambero Rosso)che risultano quantomeno vicini alla quota del 20% sono cinque: Vino Orcia, Vernaccia di San Gimignano, Prosecco Docg, Soave, Brunello di Montalcino.

Se da un lato alcuni consorzi, nel rieleggere i nuovi cda, sembra non abbiano tenuto conto dell'imminente entrata in vigore della legge, c’è invece chi si è reso virtuoso, come il Consorzio del vino Nobile di Montepulciano, il quale è addirittura passato ad un encomiabile 25%.

La Mongiello preannuncia sanzioni per i consorzi inadempienti sulle nuove normative. “Pensiamo di avere dato un tempo sufficiente, la norma prevede, del resto, adeguamenti graduali. Capisco che possano anche esserci dei distinguo ma voglio fare una domanda: è possibile che su dieci persone componenti il cda di un consorzio di tutela non si trovino due donne?”.

Riccardo Ricci Curbastro presidente di Federdoc, il più importante organismo di rappresentanza dei consorzi delle Doc e delle Docg italiane, in una recente intervista a Tre Bicchieri ha parlato dell’inapplicabilità del nuovo obbligo nella realtà consortile agroali­mentare e vitivinicola italiana. Si tratta di “inidoneità con le caratteristiche del set­tore”, niente a che vedere con questioni di principio, precisa il numero uno di Federdoc.

Ciò ce non va è il metodo, a spigare il punto debole della questione è Giuseppe Liberatore, attualmente presidente di Aigic e coordinatore tecnico operativo in Federdoc: “Il punto più importante riguarda la natura dei consorzi. Questi sono re­golati dal codice civile e sono in sostanza degli organismi privati con funzioni pubbliche delegate: il voto al loro interno – e qui veniamo al punto – è regolato in funzione del valore ponderale rapportato alla quantità di prodotto ottenuto per ogni segmento della produzione. Il che significa che in un consorzio la rappresentanza è in funzione delle quantità prodotte, imbottigliate, confezionate e così via. Se applicassimo questa norma si po­trebbero creare situazioni non conformi a quanto stabilito dal Consiglio di Stato in uno specifico parere inviato al Mipaaf nel 1997”.

In altri termini, se un consorzio è composto per metà da imprenditrici donne, che però rappresentano appena il 10% della produzione, non è possibile applicare la norma, in quanto si andrebbe incontro a un problema di natura giuridica.

“Il testo del Collegato agricolo”, ricorda Giuseppe Liberatore, “contiene un impegno del governo a verificare l'applicabilità della norma. E dimostreremo nei prossimi mesi sia nei numeri complessivi sia dal punto di vista giuridico che si tratta di una legge non applicabile”.

Ci sono poi casi virtuosi, come il Consorzio del Lambrusco di Modena, che contano 9 donne su 37 soci, ma anche in questo caso il raggiungimento della quota del 20% (per quanto vicina) è tutto da ragionare. Colomba Mongiello, rimane in attesa di osservare cosa accadrà nei prossimi mesi: “Il disegno di legge che abbiamo proposto teneva conto dei dati del mondo camerale, abbiamo ammorbidito il testo come richiesto da più parti. Ora che la legge c'è va rispettata. Alle Donne del vino dico di aiutarci a formare le nuove figure e all'Aicig e a Federdoc chiedo di fare uno sforzo per adeguare il tutto. Nel frattempo - conclude la Mongiello - sarò vigile sull'applicazione di questa norma dello Stato italiano”.