Produttori, istituzioni ed enti: il Lambrusco passa dalla difesa all’attacco

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Lunedì 11 aprile, durante la seconda giornata del Vinitaly 2016, lo spazio “InCantina”, allestito dall’Enoteca Regionale all’interno del padiglione dell’Emilia-Romagna, ha fatto da cornice a un convegno dedicato alla riflessione e all’analisi sulla situazione attuale della promozione e tutela del Lambrusco.

L’incontro è stato partecipato da istituzioni nazionali, rappresentate dal senatore Stefano Vaccari, segretario della Commissione Ambiente del Senato, e dalla senatrice Leana Pignedoli,vice presidente della Commissione Agricoltura del Senato; istituzioni locali, con i contributi dei sindaci di Bomporto (MO) e Scandiano (RE) Alberto Borghi e Alessio Mammi;  dei Consorzi, con il direttore dei Consorzi Tutela del Lambrusco di Modena e Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi Ermi Bagni; produttori, grazie all’intervento del vice presidente di Gruppo Italiano Vini Claudio Biondi e esponenti del mondo culturale, attraverso gli interventi dell’architetto David Palterer e della promotrice del progetto Le Città della Gastronomia e cuoca Isa Mazzocchi.

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L’incontro è stato introdotto dal senatore Stefano Vaccari, che ha riassunto le fasi principali della discussa proposta della Commissione Europea sulla liberalizzazione dei vitigni identitari, ritirata con grande soddisfazione delle istituzioni nazionali, introdotto il Testo unico del vino attualmente in discussione nella Commissione Agricoltura della Camera che prevede una considerazione del vino come patrimonio culturale oltre che economico. Vaccari ha poi spiegato che a suo avviso il miglioramento della competitività della filiera a livello mondiale dovrà passare da tre aspetti principali: l’innovazione che permetterà di seguire i trend del mercato e andare incontro alle richieste delle nuove fette di consumatori, l’aggregazione fra gli attori coinvolti nella produzione, tutela e diffusione del Lambrusco e la formazione degli operatori.

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Il sindaco di Bomporto (MO) Alberto Borghi ha illustrato un progetto che tende proprio all’incontro fra le realtà che animano e tutelano il mondo del Lambrusco: il Cluster del Lambrusco che ha iniziato a formarsi dopo l’incontro di Scandiano di gennaio 2016 alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dell’eurodeputato Paolo De Castro. Il cluster è stato presentato come un luogo di cooperazione fra produttori, enti e istituzioni volto al raggiungimento coordinato dei principali obiettivi della filiera.

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Il sindaco di Scandiano (RE) Alessio Mammi ha spiegato perché ha deciso di aderire al progetto del cluster, non celando le prime titubanze. Il timore, ha spiegato Mammi, era che il cluster consistesse in una nuova sovrastruttura capace di rallentare ulteriormente la burocrazia che ruota attorno al mondo del Lambrusco. Timore spazzato via dallo studio del progetto, che si è rivelato invece una sovrastruttura in grado di supportare la condivisione di idee, la divulgazione della cultura di appartenenze del territorio e lo scambio di competenze e opportunità di formazione, al cui sviluppo il sindaco ha deciso di partecipare in maniera diretta.

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Il direttore dei Consorzi del Lambrusco Ermi Bagni ha poi illustrato le attività portate avanti a livello internazionale per la tutela del vitigno, sottolineando la necessità di promuovere il Lambrusco come patrimonio collettivo culturale e identitario oltre che economico. Bagni ha ripreso la discussione relativa all’utilità dell’adozione di una Dop unica, spiegando che questa scelta andrebbe portata avanti nel rispetto e nella salvaguardia delle biodiversità e peculiarità territoriali.

Ha posto l’attenzione principalmente sulle opportunità e sui rischi della Dop unica anche il vicepresidente del Gruppo Italiano Vini Claudio Biondi, che considera l’impiego di una sola denominazione un’arma a doppio taglio, vista la diversa collocazione delle varie denominazioni sul mercato.

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Interessante l’apporto dato alla discussione dall’architetto David Palterer, che attraverso l’esposizione di esempi concreti ha compiuto un esame del concetto di paesaggio culturale, analizzando il modo in cui l’intervento architettonico può dare voce all’identità di un territorio anziché limitarsi a esporne le caratteristiche. Ha anche introdotto il progetto capo filare dell’associazione Città del Vino, ispirato alla pratica di apporre delle rose ai piedi dei filari per salvaguardare la salute delle piante.

È stato poi il turno di Isa Mazzocchi, chef del ristorante La Palta, che ha parlato di Città della Gastronomia dell’associazione chef to chefemiliaromagnacuochi: dieci progetti locali pensati per diffondere la cultura della gastronomia intesa come bene culturale da preservare e valorizzare alla pari dei prodotti agroalimentari: un approccio conforme a quello dell’Unione Europea e dell’Unesco, che stanno coinvolgendo altrettante città dell’Emilia-Romagna tenendo in primaria considerazione i vitigni locali.

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A tirare le fila del dibattito è stata la senatrice e vicepresidente della Commissione Agricoltura Leana Pignedoli,che ha sottolineato l’importanza di promuovere nel territorio dell’Emilia-Romagna la consapevolezza del valore dei prodotti enogastronomici locali, in modo da aumentare l’orgoglio locale e affrontare le sfide del mercato globale che vede contrapposti i vitigni autoctoni europei, che possono puntare sulla biodiversità e qualità e quelli internazionali.