Il Senato difende il Lambrusco: la protezione della denominazione "Lambrusco"

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Presso la Commissione Agricoltura del Senato si è tenuta il 2 dicembre 2015 la pubblica audizione dove i Consorzi di Tutela del Lambrusco di Modena, Reggio Emilia e Mantova hanno esposto il rischio che il nostro vitigno sta subendo a causa della proposta di liberalizzazione europea. 

La Commissione ha preso una posizione unanime e verrà presentata mozione al Governo.

I Consorzi hanno presentato alla Commissione Agricoltura del Senato un documento per rafforzare la protezione del vitigno Lambrusco ed evitare la liberalizzazione dell'utilizzo del nome del vitigno "Lambrusco" nella presentazione di vino varietale. Le motivazioni si fondano sui principi normativi dell’Unione Europea in quanto la menzione Lambrusco fa parte di dieci Denominazioni di Origine e costituiscono proprietà intellettuale dello stato membro mentre sul piano del diritto internazionale i Consorzi hanno depositato il marchio “Lambrusco”  al registro mondiale UAMI di Ginevra e lo stesso marchio è stato depositato in sei paesi extra UE: Brasile, Cile, Argentina, India, Giappone, Ucraina.

I senatori PD Leana Pignedoli, Stefano Vaccari e Giorgio Pagliari affermano: “La produzione di Lambrusco certificato DOP e IGP nel 2014 è stata di 180.137.867 bottiglie delle quali il 63% destinate all’export; il valore complessivo ammonta a euro 570.409.389 ed è in crescita l’export. Questi vini sono frutto di processi difficili di miglioramento delle qualità dei prodotti che hanno saputo conquistare segmenti importanti di mercato estero. Come Parlamento italiano vogliamo sostenere la battaglia che i nostri rappresentanti nel parlamento europeo stanno conducendo perché non vi sia una liberalizzazione che vanificherebbe gli sforzi di distintività, di capacità di fare sistema, che le nostre aziende produttrici hanno realizzato. Se la paventata ipotesi dell’Unione Europea venisse confermata si disperderebbe il lavoro delle istituzioni delle terre del Lambrusco che hanno caratterizzato le proprie economie e disegnato i propri paesaggi su una produzione di altissima qualità” .

“Le province di Modena, Reggio Emilia, Parma, Bologna, Mantova, rappresentano una denominazione nei fatti  – sottolineano i parlamentari emiliani – per questo chiediamo che si tuteli questo patrimonio di cultura ed economia di questo importante vino in sede Europea, affinché non venga stravolto l’attuale quadro normativo e evitando che si realizzi la paventata liberalizzazione dell’utilizzo dei vitigni”.