Liberalizzazione dei vitigni identitari – le reazioni al retrofront dell’UE

Cover Lambrusco UE

Il problema legato alla cosiddetta semplificazione in materia di vitigni identitari è commerciale, e di interpretazione del regolamento sul legame dei vitigni con il territorio”. Paolo De Castro, coordinatore della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale dell’Europarlamento,agronomo e docente dell’Università di Bologna, reagisce definendo la discussione sulla liberalizzazione UE, di fatto conclusasi con la rinuncia, almeno provvisoria, una battaglia smaccatamente commerciale.

Una battaglia che vede come protagonisti da una parte i paesi che esportano più vino, come Francia e Italia, intenti a reclamare e proteggere il carattere identitario delle proprie produzioni, e dall’altro quelli che intendono aumentare il valore della propria produzione enologica.

L’obiettivo dell’Unione Europea, spiega De Castro durante la tavola rotonda “Liberalizzazione UE nomi dei vitigni: denominazioni italiane a rischio. Il no della filiera”, organizzata dall’Istituto Marchigiano Tutela Vini, è sempre quello di tutelare le tipicità locali, come fatto, ad esempio, con il cosiddetto “Pacchetto Qualità”.

Positiva anche la reazione di Coldiretti, che ha sottolineato come una liberalizzazione dei vitigni identitari intaccherebbe l’economia del settore: un patrimonio dal valore di almeno tre miliardi di euro, secondo l’organizzazione di imprenditori agricoli.

Più prudente la reazione dell’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia Romagna Simona Caselli, che ha dichiarato: “L'importante ora è non abbassare la guardia. Salvaguardare la tipicità di vini come il Lambrusco, che hanno un stretto rapporto con il territorio, significa difendere un'intera agricoltura che proprio nella tipicità e nella qualità delle produzioni ha un suo asset fondamentale.”