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photo 25 vigneto grasparossa

La Provincia del Vino

È una striscia di terra disegnata dallo scorrere di due fiumi verso nord, verso il grande Po, e a sud è coronata dai monti alti dell'Appennino. Su questo lembo di provincia, che le acque del Panaro ad Oriente e del Secchia rendono fertile, da millenni si rinnova il mito enogastronomico della cucina modenese. 

Il suo lungo romanzo si dipana attraverso il corso di innumerevoli generazioni di gente operosa, affondando le radici soprattutto nella cultura contadina, nei valori della tradizione, nei segni del folklore da conservare come patrimonio di civiltà. Da questo stesso romanzo che si è consolidato e perfezionato nel corso del tempo, è nata una importante e florida industria agroalimentare, dove i prodotti tipici non solo vengono considerati un mezzo economico, ma sono diventati un simbolo di civiltà e di cultura, segno tangibile di reciproco stretto vincolo che lega la gente modenese alla propria terra. Il lambrusco è uno di questi "tipici". Un vino che ha tutte le caratteristiche della terra dalla quale proviene e della gente che lo produce: onesto, caparbio, energico, frizzante, schietto, scherzoso, allegro, gioviale, versatile, elegante ma mai troppo "impegnativo".

Il Lambrusco

Lo si incontra tra leggende mitologiche e storie d'archivio, tra antichi proverbi contadini e quadri di pittura moderni. Di "Vitis labrusca" come vitigno selvatico, si parla fin dall'epoca romana, ma solo nel XIX secolo alcune linee genetiche prevalgono e assumono, grazie alle caratteristiche naturali e all'evolversi del lavoro del 'uomo, una fisionomia specifica. Si è così arrivati a codificare con la Denominazione di Origine Protetta il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Salamino di Santa Croce, il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, il Lambrusco di Modena.

 

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